Avere un animale da compagnia e condividere del tempo con lui è fonte di benessere psicofisico, soprattutto in questo interminabile periodo di pandemia, che ci costringe a stare in casa lontano dagli affetti. Il pet è sempre più parte integrante del nucleo familiare e a seconda delle persone con cui trascorre il proprio tempo, svolge un ruolo educativo, di protezione, terapeutico e affettivo.

I bambini, che fin da piccoli si trovano a giocare con il cane o il gatto o a dover badare al criceto o al pesce nell’acquario, sviluppano un senso del dovere e di responsabilità. Per le persone con disabilità l’animale d’affezione rappresenta una vera e propria terapia verso il benessere. L’animale da compagnia offre un amore e una complicità disinteressata spesso indispensabile per il nostro umore ed equilibrio.

Una ricerca inglese (Human-animal relationships and interactions during the Covid-19 lockdown phase in the UK: Investigating links with mental health and loneliness del giugno 2020) rivela che l’86,5% dei quasi 6mila intervistati attribuisce all’animale d’affezione un ruolo importante per affrontare la situazione emotiva causata dalla pandemia. Il 94,4% afferma, inoltre, che il pet ha un influsso positivo sull’equilibrio familiare in questo periodo, e il 94,9% sostiene che non riesce ad immaginare come potrebbe fare se non ci fosse la compagnia del suo animale.

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Inoltre, una ricerca australiana (Pets, touch and COVID-19: why our furry friends are lifesavers del dicembre 2020) mostra l’importanza del pet per quanto riguarda l’aspetto “tattile” dell’affetto: ovvero quello di poter toccare un essere caro; azione resa molto difficile a causa dei continui lockdown. La ricerca australiana evidenzia il benessere che i padroni di pet hanno tratto dall’abbraccio e dalle coccole date e prese dai propri animali da compagnia.

In Italia si stima che gli animali d’affezione siano 60,3 milioni; un rapporto praticamente di 1 a 1 tra il numero di pet e la popolazione residente nel nostro Paese: 29,9 milioni di pesci, 12,9 milioni di uccelli, 7,3 milioni di gatti, 7 milioni di cani, 1,8 milioni di piccoli mammiferi, 1,4 milioni di rettili. (Fonte XIII° edizione del Rapporto Assalco – Zoomark).

L’animale da compagnia non è, quindi, un oggetto e tanto meno un bene di lusso, ma un vero e proprio componente della famiglia. Per questo Assalco, l’Associazione Nazionale Imprese Alimentazione e Cura Animali da Compagnia, ha promosso una campagna per creare un unico scaglione del 10% per quanto riguarda l’IVA sul cibo e le cure veterinarie, uniformandole così all’imposta sui medicinali.

L’impoverimento economico amplificato dall’emergenza Covid-19 rischia di rendere ancora più gravoso sopportare questo peso fiscale da parte dei contribuenti privati. Il rischio è quello di ridurre la domanda di salute e benessere animale, con conseguenze anche per noi umani.